Nel corso dei miei studi e ricerche ho riscontrato, letto in varie parti, che avere paura di essere creativi significa avere paura di essere se stessi. Spesso si commette l’errore di proporre idee che ci fanno sentire al sicuro ma che non ci rappresentano davvero. Col tempo, crescendo, si comprende che la creatività da modo di trasformare i problemi e difficoltà e di esprimersi liberamente senza il timore del giudizio altrui.  Dagli studi per conseguire la specializzazione di docente per il sostegno ho riscontrato che la creatività è una qualità innata, ma si può e, secondo me, si deve allenare e questo vale sia per gli addetti ai lavori che siano allenatori, istruttori, insegnanti, ecc…, e sia per gli allievi/alunni.  In merito a quanto detto, credo che sia fondamentale lasciare gli allievi, e alunni, la facoltà di scegliere. Per gli addetti ai lavori è importante osservarli a 360 gradi, in tutte le loro sfaccettature, per riuscire a individuare tutte le loro qualità e poterli così aiutare a svilupparle. Ritengo che un istruttore, allenatore e chiunque altro si trovi a lavorare con i giovani ha il compito di capire nell’allievo che quelle che sembrano imperfezioni rappresentano in realtà delle piccole perle preziose che lentamente riconducono alla creatività nascosta di ogni bambino e/o adolescente. Guai ad inibire l’iniziativa e la spensieratezza di azione ai bambini che vogliono rendersi protagonisti superando l’avversario, questo per quello che attiene il gioco del calcio – per fare un esempio: così facendo si rischierebbe di costruire dei soldatini pronti a eseguire qualsiasi comando senza un minimo di fantasia propria. Sin da piccoli è fondamentale avere il coraggio di uscire dalla propria comfort zone, quel luogo in cui si sta comodi, al riparo e che preserva dalle paure dovute ad incertezze. Lasciare i piccoli la libertà di esplorare sta a significare di dargli modo di diventare più consapevoli delle proprie qualità e di affinare le capacità di valutazione attraverso il fare, il successo e talvolta anche la non riuscita. Ritengo che sia di fondamentale importanza che ogni allievo debba essere guidato dal proprio insegnante/istruttore in modo tale da suscitare emozioni, perché ciò che emoziona sarà ricordato sempre nel bene e nel male. Insegnare (in-segnare) sta a significare lasciare il segno, segnare dentro. In merito a quelle che sono le mie esperienze sia in ambito sportivo che nella primaria attività lavorativa, in qualità di docente, reputo che la creatività non deve essere solo dell’allievo ma anche dell’insegnante e/o istruttore. Per alimentare la fantasia dei propri allievi riveste particolare importanza saper allestire, se così si può dire, il campo in cui si cimenteranno in allenamenti e partite gli allievi. In conclusione: fantasia, invenzione, entusiasmo sono tutti termini che devono far parte del vocabolario di tutti gli addetti ai lavori sia essi allenatori, istruttori e docenti. Il segreto è avere un ampio ventaglio di proposte pratiche creative e i presupposti operativi per agire al meglio garantendo un migliore formazione e crescita di chi abbiamo di fronte.

Prof. Stefano D’Alterio

Docente di Scuola Secondaria di Primo Grado

Allenatore di Calcio UEFA B – F.I.G.C.

Preparatore Fisico di 2° Grado per il Tennis – F.I.T.P.

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