Partendo dal significato scientifico di tecnica calcistica che è l’insieme di azioni, comportamenti (in virtù del contesto), e gli accorgimenti che un giovane o veterano calciatore compie in ogni momento e situazione di gioco… sia in possesso o non possesso palla. Punto fondamentale che la propria prestazione risulti utile, affinché è redditizia alla propria squadra. Certo, bisogna considerare alla stessa stregua i significati di tecnica individuale e capacità di dominio della palla attribuendo al primo termine anche i valori del secondo, che, se considerati fuori dal contesto di gioco, sono si importanti ma non significativi di una reale capacità di giocare a calcio. Secondo me categorizzare è un’operazione quasi sempre lodevole perché aiuta a mettere ordine e dare un nome alle cose che si ritengono apparentemente a uno stesso gruppo, ma alcune volte, si finisce per scomporre in piccole parti qualcosa che per sua natura andrebbe considerata nella totale globalità propria. Considerando la tecnica, nello specifico del gioco del calcio, la reputo suddivisa in due categorie: individuale e applicata. Nella prima vengono inseriti quei gesti che, secondo una categorizzazione, come sempre definito nella storia del calcio, costituirebbero i requisiti minimi per giocare a calcio. Pertanto quelle che sono le mie ricerche ho riscontrato che ne sono stati individuati ben sette; calciare, ricevere, condurre la palla, colpire di testa, il contrasto, la rimessa laterale e probabile aggiungerei anche la tecnica specifica per il portiere. Credo che un approccio didattico per obiettivi è un susseguirsi di step di apprendimento per il raggiungimento dei quali non esiste un parametro che sia univoco per tutti gli allievi di questo sport. Credo che questo tipo di modalità, inoltre, ha come ulteriore effetto collaterale quello di offrire ai giovani calciatori un modello standardizzato di esecuzione quando è evidente che non possa esisterne uno ideale di gesto tecnico e tantomeno che lo si possa adottare per qualunque calciatore e ad ogni livello. Tecnicamente parlando credo che qualsiasi situazione che richiede una scelta da parte di un calciatore ha come caratteristica la presenza di tutte le componenti del gioco, quali: palla – compagni – avversari – direzionalità – delimitazione dello spazio. In qualità di diplomato I.S.E.F., docente di scuola secondaria di primo grado ed anche preparatore fisico di secondo livello per il tennis, sono sempre stato convinto che il calcio, come tutti gli sport situazionali, ha una natura non lineare. Non esiste un modello ideale di gesto tecnico, i giocatori sono diversi per qualità fisiche e coordinative, pertanto non c’è gesto tecnico che non sia influenzato da elementi presenti nell’ambiente. Concludo con una mia riflessione; credo che “la problematica” del calcio, giovanile, è che lo si insegna al “contrario” prima l’esecuzione e, in secondo momento, la capacità di scelta e di presa di informazioni.
Prof. Stefano D’Alterio
Docente di Scuola Secondaria di Primo Grado
Allenatore di Calcio UEFA B – F.I.G.C.
Preparatore Atletico di 2° Grado per il Tennis – F.I.T.P.